La grande storia del calcetto trecchinese raccontata da Piero Colamarco

Gli anni Trenta anche a Trecchina furono quelli del calcio giocato con scarpe di fortuna. I pionieri di allora indossavano abiti borghesi e sui campi si muovevano con il berretto in testa e i pantaloni lunghi arrotolati. Le partite si disputavano su campi improvvisati, il rettangolo di gioco era delimitato da segni tracciati con il gesso e le porte spesso formate da mucchi di sassi o da pali conficcati nel terreno, a volte uniti da una corda che simulava la traversa. Ciò che ha unito nel corso degli anni le diverse generazioni della comunità trecchinese sono anche i ricordi, gli “amarcord” legati al gioco del pallone: dal terreno di gioco polveroso alle domeniche dei “derby” dei poveri, dalle esaltanti vittorie alle brucianti sconfitte. Le immagini, così, si susseguono incalzanti, si alternano e rivivono nella mente di chi, come Piero Colamarco, ha dedicato parte della sua gioventù a questo meraviglioso sport e che, ancora oggi, a quarantasei anni ben portati sia nel fisico che nello spirito pratica. Questa sua testimonianza è un doveroso omaggio alla memoria, ad un periodo così diverso da quello attuale, così pieno d’entusiasmo e di sola pura passione. Essa è dedicata a quanti si sono prodigati perchè a Trecchina il calcio potesse nascere e continuare ad esistere, “pionieri” disinteressati che tanto hanno contribuito all’educazione ai valori dello sport e della vita, a quanti, nel leggere questo racconto che riassume anni di storie minime ma indimenticabili, potranno identificarsi ed affermare con orgoglio velato da mestizia: “Io c’ero”.

- Piero un tempo come veniva considerato il calcetto rispetto al calcio?

Per molto tempo il calcetto è stato considerato il “figlio minore” del grande calcio. Certamente non è così. Anche se alcune regole di base sono quelle del calcio, nel tempo questa attività si è resa autonoma trovando sempre più consenso sia tra i praticanti sia tra il pubblico.

- Quali requisiti, alla luce della sua lunga esperienza, sono necessari per giocare a calcetto?

Il calcetto è un gioco molto dinamico, fondato principalmente sulla velocità, perciò per essere un buon giocatore di calcetto bisogna avere un discreto senso tattico ed una più che buona tecnica individuale per destreggiarsi nel piccolo rettangolo di gioco. Inoltre è necessario un grande affiatamento e sintonia con i propri compagni.

- Come e quando ha cominciato a praticarlo e che ricordo ha dei suoi compagni?

Ho iniziato a giocare al calcetto verso la fine degli anni ’60 a Trecchina. Ricordo che allora, poco più che un ragazzino, il passatempo quotidiano era quello di trascorrere interi pomeriggi a correre dietro una palla bianca e nera in un terreno solitamente adibito ad usi agricoli, ma che ai nostri occhi era un meraviglioso tappeto di gioco dove davamo sfogo ai nostri sogni di piccoli campioni. Successivamente nacque un rettangolo in cemento adiacente all’attuale edificio scolastico, la cui finalità principale doveva essere quella di un campo di basket e pallavolo da utilizzare durante l’ora di ginnastica scolastica. Questa funzione originaria venne ben presto sostituita col consenso entusiasta e compiacente di tutti gli alunni, in quella più per noi divertente del calcetto. In seguito questo gioco lasciò la sua natura estemporanea per trasformarsi in qualcosa di più serio e strutturato che trovò la sua migliore collocazione nell’organizzazione di un torneo che coinvolse anche i paesi limitrofi. Questo primo torneo, che si svolse nel 1984 nel mese di agosto, voluto ed organizzato dal mister Domenico Fittipaldi, ebbe un grande successo di pubblico, il che permise di ripetere l’avvenimento anche negli anni successivi. E’ con grande emozione che il mio pensiero corra in questo ricordo alla squadra della quale facevo parte insieme a Michele Marotta, Michele Battaglia, Franco Spagnuolo, Ludovico Renda, sponsorizzata dal Ristorante “Da Mammà”. Questa squadra, che è rimasta imbattuta per diversi anni, partecipò, con grandi risultati di spettacolo e di crescita di pubblico, a manifestazioni di livello sempre più alto.

- Qual è la situazione attuale del calcetto trecchinese?

Questa lunga traiettoria cominciata negli anni ’80, grazie alla volontà e all’abnegazione di quattro amici reduci di quei bei ricordi, si è tradotta nella partecipazione ad un Campionato ufficiale nell’anno 2006, con il risultato agognato e realizzato del salto di categoria.

- Un suo desiderio?

Che le nostre giovani leve facciano proprio l’entusiasmo, la determinazione, il carattere e la volontà che ha sempre caratterizzato la tradizione calcistica trecchinese.    

La foto pubblicata risale all’agosto 1985 nella finale Trecchina-Lauria. Da sinistra gli atleti bianco-nero del Trecchina: Michele Battaglia, Franco Spagnuolo, Michele Marotta, Ludovico Renda e Piero Colamarco. L’arbitro è il dottor Corrado Morelli. Gli atleti giallo-nero del Lauria: Tonino Carlomagno, Giacomo Clemente, Franco Ricciardi, Fabrizio Boccia e Antonio Clemente.

Informazioni gentilmente fornite dalla Giornalista Pina Pezzullo