Luca Conte, figlio di Domenico e Orsola Balbi, nel 1802,viveva a Trecchina nel rione Castello. Se pur innamorato della maglie aveva un’amante. La moglie per fargli cessare la relazione, sparò un colpo di fucile presso l’abitazione dell’amante mentre che Luca vi entrava. Rientrata a casa prima del marito la maglie cercò di convincerlo che la sua amante evidentemente lo tradiva con un altro uomo, che gli aveva sparato. L’episodio non indusse Luca Conte ad interrompere la relazione, ma la moglie, stanca, una sera si armò di una scure, attese la donna rincasare e la uccise con un colpo alla testa. Anche se nessuno gli aveva collegati al delitto la coppia si allontanò dal paese per un pò. Anni dopo tornarono in paese nel villaggio Piano Dei Peri, dopo due anni furono raggiunti dalle persone che li avevano ospitati durante l’esilio. Nacque così la banda di Luca Conte. In quel tempo viveva a Trecchina il Dottor Michele Bosco che grazie ai voti dei suoi avversari fu eletto Capo-Urbano. Un giorno incontrò per strada il cognato di Luca Conte, un seminarista. Quest’ultimo non salutò l’altro che prese il fatto come un’offesa chiamo il giovane e lo schiaffeggiò. Luca Conte, infuriato, promise vendetta. La sera stessa si nascose presso l’abitazione del Dott. Bosco e gli tirò un colpo di fucile, senza colpirlo e scappò insieme i suoi ospiti sulla montagna Mancosa. Per sfamarsi il gruppo fu costretto a darsi al brigantaggio. Quando la banda raggiunse il numero di 100 briganti, il governo borbonico li chiamò per la lotta contro i francesi. Il Dott. Bosco, sospettando che fosse Luca Conte l’autore dell’attentato torturò la moglie del brigante con lo scopo di conoscere il nascondiglio del marito. Al Capo-Urbano ordinarono la cattura della banda così il Dottore chiese aiuto alle colonne di Castelluccio e di Praia, ma esse, si smarrirono tra i monti e non riuscirono ad aiutare la colonna di Trecchina. Questa terza colonna era inferiore di numero alla banda di Luca Conte ma avanzarono comunque fiduciosi nell’intervento delle altre due, così si diressero verso il nascondiglio dei briganti. Luca Conte avvertito dell’attacco aspettò sul grato del fiume Noce le truppe nemiche, aprendo il fuoco appena furono a tiro. La banda con una piccola strategia costrinse i soldati a rifugiarsi in un ovile. Luca Conte fece appiccare il fuoco all’ovile, riuscendo ad uccidere i nemici; il Dott. Bosco fu preso da lui, personalmente, mentre tentava di fuggire da una finestra. La moglie di Luca avvisata da una brigante raggiunse il marito e in nome della vendetta uccise il Capo-Urbano il 9 maggio 1807. Inoltre pare che la donna indossato un grembiale per non sporcarsi di sangue, sgozzò ad uno ad uno i superstiti.
Luca Conte morì il 25 luglio 1807, da alcuni informatori seppe che una colonna francese sarebbe passata sulla nazionale per Lauria così l’assaltò convinto che si trattasse di viveri. Nella fretta di aprire le casse, fece sparare sulle serrature per aprirle, le munizioni che le casse contenevano, scoppiarono distruggendo la banda. La moglie di Luca Conte, avvertita del fatto, andò sul posto, ma del marito trovò soltanto uno stivale. Così nacque il detto “Te pozzano canosce da le scarpe, come a Luca Conte”.