>Proposta Istituzionale: Parco del Coccovello

Questa relazione è, al momento, sulle scrivanie di molti politici nazionali e regionali.

Fornita dalla sede regionale del

Catasto Grotte ed Aree Carsiche della Basilicata e dal

Gruppo Geo-Speleo Valle del Noce di Trecchina 

 

Relazione Tecnica a sostegno dell’istituzione di un’area protetta a salvaguardia del

Monte Coccovello

e delle aree carsiche limitrofe

a cura di

Carmine Marotta e Graziano Ferrari

Introduzione

Le associazioni speleologiche, forti di un continuo lavoro di ricerca sul territorio, maturano un corpus di conoscenze sugli ambienti carsici che le mette in grado di collaborare validamente con gli Enti Locali e con le associazioni ambientaliste al fine della salvaguardia e della valorizzazione sapiente del territorio e delle sue risorse. Ciò è vero in particolare per le risorse idriche di origine carsica, che nella zona in questione sono copiose e vengono utilizzate per rifornire un’area assai vasta. A questa motivazione fondamentale si aggiungono altre indicazioni sia di origine speleologica, sia più genericamente naturalistiche ed ambientali, che mettono in evidenza come l’area del una Monte Coccovello sia tanto ricca di emergenze ambientali da meritare tutela ed una valorizzazione adeguate all’interno del perimetro di una area protetta o di un parco nazionale.

Analogamente, i massicci carsici minori posti a sud del Coccovello sono altrettanto degni di tutela, sia per le proprie specifiche emergenze ambientali, sia per il valore delle risorse idriche da essi rilasciate

Inquadramento geografico

L’area presa in esame si estende lungo la destra idrografica del fiume Noce dalle propaggini a nord del Monte Coccovello fino a sud dei Monti di Trecchina. L’intero Monte Coccovello è incluso nell’area per cui l’estensione giunge fino alle coste tirreniche della Basilicata. Sulla sinistra idrografica del fiume Noce è inserito il monte Messina che dalla valle si estende verso le aree interne della regione nel comune di Lauria.

EMERGENZE AMBIENTALI

Emergenze Geologiche

Per meglio interpretare le evidenze naturalistiche dell’area presa in esame è opportuno inquadrare geologicamente il territorio. Più serie stratigrafiche e di diversa formazione litologica caratterizzano le facies di quest’area del Lagonegrese.

L’intera zona è caratterizzata dalla presenza di quattro sistemi fondamentali:

Terreni mesozoici e terziari precedenti la fase Burdigaliana

Terreni miocenici successivi alla fase Burdigaliana

Terreni successivi alla fase Tortoniana

Terreni successivi alla fase soprapliocenica

La maggior parte del territorio è interessata da terreni mesozoici e terziari pre-Burdigaliani. Di queste facies quella che maggiormente interessa l’area presa in esame è la serie carbonatica dei Massicci Silentino Lucani, del Monte Bulgheria e dei Monti di Trecchina. Gran parte dei massicci lucani sono interessati da questo tipo di litologia che assume variazioni particolari e specifiche nelle varie località di affioramento. Il Monte Coccovello ed i Monti di Trecchina, pur appartenendo alla medesima serie carbonatica mostrano delle variazioni tali da farli includere in categorie differenti.

Analizziamo separatamente le due serie stratigrafiche, sicuramente le più imponenti ed importanti di quest’area del Lagonegrese.

SERIE CARBONATICA DEL MONTE COCCOVELLO

E’ caratterizzata da una successione continua di rocce carbonatiche che va dal Lias Medio al Langhiano. Sono costituiti in massima parte da una serie calcareo - siliceo - marnosa che si estende non solo in quest’area della Basilicata ma nella vicina Campania fino ai monti Alburni.

Dal basso verso l’alto la serie del Monte Coccovello comprende:

Calcari a Palaeodasycladus e a Lithiotis appartenenti al Lias Medio e Superiore dello spessore di circa 400 metri;

Calcari Oolitici, Calcilutiti avana e grigie, Calcilutiti, Calcareniti, Calcari del Malm - Dogger dello spessore di circa 400 metri;

Calcari dolomitici, Calcilutiti, Calcareniti del Cretaceo Inferiore dello spessore di circa 400 metri. La parte più alta della formazione contiene significativi fossili di rudiste (Requenie), cuneoline e orbitoline;

Marne Verdi ad orbitoline dell’Albiano - Aptiano dello spessore che varia da qualche decimetro ad alcuni metri;

Calcareniti e Calcilutiti grigie e nerastre con interstrati di Argille verdi del Cretaceo Superiore dello spessore di circa 500 metri. Presenza, anche in questo caso di significativi fossili: cuneoline, orbitoline, alveoline e rudiste. A questo segue un trasgressione. Superiormente alla linea di trasgressione poggiano Calcari a spirolina del Paleocene - Eocene dello spessore di circa 100 metri. Segue una trasgressione dell’Aquitaniano - Langhiano Superiormente a questa seconda trasgressione poggiano i Calcari a Miogypsina con strati di Marne, Argille e Arenarie del Langhiano con uno spessore di circa trenta metri.

La serie è ben esposta sul versante sud del monte, denominato Costa Pedali, mentre a nord gli strati immergono per cui sono esposti i soli terreni sommitali della serie. La tettonica dell’area ha posto bene in evidenza la stratigrafia del monte sul versante sud dove una lunga faglia ortogonale all’asse dell’Appennino attraversa l’intera area compresa tra la costa marateota e la valle del Noce. Da questa faglia si diparte una serie di fratture e di altre faglie che hanno provocato nei tempi geologici sovrascorrimenti tali da sovrapporre in alcuni punti le serie carbonatiche l’una sull’altra senza mantenere la successione geologica.

E’ il caso della zona prospiciente il Monte Coccovello compresa tra la località i Pozzi - Piana del Lago e la Valle di Maratea.

SERIE DEI MONTI DI TRECCHINA

Altra serie stratigrafica di notevole importanza ed estensione presente nell’area presa in esame è quella detta dei Monti di Trecchina.

Anche in questo caso si tratta di una serie a prevalente presenza di rocce carbonatiche che si differenzia dalla serie del Monte Coccovello per la presenza, tra l’altro, di liste e noduli di selce.

Questa serie affiora al Monte Crivo, alla Serra Cappellera, alla Serra Pollino. Il limite inferiore della serie è costituito da una successione di Calcari dolomitici e Dolomie del Lias Inferiore e Medio. Lo spessore è di circa 350 metri. Alla serra Santa Maria affiora la parte più antica evidente in zona, costituita da Calcareniti con selce appartenenti al Lias Superiore - Malm. La comparsa della selce segna il limite inferiore, a contatto con la parte sommitale della formazione precedente. Lo spessore raggiunge 250 mt.

In trasgressione sulle formazioni con calcari e noduli di selce si trovano affioramenti con Calcari e Calcareniti ricchi di frammenti di rudiste del Maastrichtiano; qualche piccolo lembo è stato rinvenuto sul Monte Crivo e sulla Serra Pollino. Ancora lembi trasgressivi con Calcareniti a miogypsina dell’Aquitaniano sono presenti sulla Serra Pollino. Lo spessore a volte è di sole poche decine di metri. L’estensione di questo tipo di litologia interessa quasi l’intera area presa in esame per la quale si chiede la protezione. Nella valle del Noce, come si diceva, in aree prospicienti il fiume Noce e quindi altimetricamente più basse, ha grande estensione la serie stratigrafica detta del Flysch nero del Cilento a prevalente costituzione argilloso - arenacea. Ancora nella valle del Noce sono evidenti gli accumuli di conglomerati argillosi ed arenacei originatisi nel periodo in cui l’area era invasa da un lago pleistocenico.

Le acque del lago occupavano l’intera valle e lungo le sue rive era facile l’accumulo di detriti che i fiumi di allora apportavano al lago insieme all’acqua. Un collasso tettonico che ha portato alla formazione del Graben di Parrutta ha consentito il deflusso dell’acqua e lo svuotamento totale del lago. I detriti rimasti costituiscono terrazzamenti quaternari che attualmente sono posizionati su un limite altimetrico di 500 metri. Su alcuni di questi terrazzi poggiano gli abitati di Trecchina e di Nemoli. Ancora depositi di più recente data sono gli accumuli di terre rosse, frutto della corrosione carsica, abbondanti alle falde del Coccovello. Alle falde dei monti presi in esame non mancano naturalmente accumuli di materiale roccioso sciolto.

Emergenze Geomorfologiche

Alla luce di quanto evidenziato è facile capire che la morfologia superficiale del luogo è influenzata dalla presenza di serie stratigrafiche a prevalente litologia carbonatica.

Si va da una morfologia estremamente carsica della sommità del Coccovello ad un carsismo meno accentuato come quello evidente sui monti che circondano l’abitato di Trecchina e sul Monte Messina, ad una morfologia molto più dolce nel fondovalle dove, a causa della formazione litologica e dei contatti fra le formazioni argillose e le sottostanti serie carbonatiche, non mancano evidenti e ampi fenomeni franosi e di scollature di frana che puntualmente ogni anno creano seri problemi alle abitazioni dei centri della valle.

La parte che maggiormente riveste interesse è l’area sommitale del Coccovello caratterizzata da un accentuato fenomeno carsico che sicuramente influenza l’intera idrogeologia del monte.

Oltre 120 doline, allineate l’una accanto all’altra secondo assi preferenziali (dallo studio delle foto aeree, risultano essersi impostate lungo un reticolo di faglie e fratture) evidenziano l’efficacia dell’assorbimento superficiale. I fattori scatenanti di un così alto grado di carsismo sono da ricercare in alcuni fattori ambientali che vanno a confermare quello che Pulina e Sauro (1993) hanno definito come modello della corrosione chimica delle rocce carbonatiche in Italia.

In effetti, secondo quanto detto dai due autori, il sommarsi dei fattori chimici delle rocce, la loro corrodibilità per dissoluzione chimica, la maggiore o minore piovosità di una determinata area fanno sì che il fenomeno si accentui o meno in rapporto anche alla temperatura ed al clima prevalente.

La Valle del Noce è inserita nell’elenco delle zone italiane in cui maggiore è la piovosità su media annua, motivo per cui anche il carsismo ha subito una evoluzione molto rapida e nello stesso tempo ne ha amplificato gli effetti in superficie. Sono le doline del Coccovello, così numerose e così imponenti, a dimostrare l’alto grado di corrosione carsica verificatasi in zona nel passato ed al momento attuale. Sui monti che circondano Trecchina e sul Monte Messina è presente un carsismo meno accentuato anche se sono evidenti i segni della denudazione delle rocce; qualche dolina di modeste dimensioni è stata rilevata sulla Serra Pollino ed in prossimità della Costa Murazzi.

La differente litologia, anche se ugualmente carbonatica, non ha consentito lo sviluppo di una fenomenologia superficiale così ampia come sulle pendici e sulla sommità del Coccovello.

La fenomenologia carsica del Coccovello non si esaurisce con le forme superficiali come le doline e le innumerevoli microforme riscontrabili sulle stesse rocce affioranti; il fenomeno carsico si è esteso alle rocce sottostanti creando all’interno del monte un sistema carsico sotterraneo ancora del tutto da scoprire e studiare. Si ha conoscenza di due inghiottitoi che immettono acqua nelle "viscere della terra" (l’Inghiottitoio della Piana del Lago e l’Inghiottitoio del Patricello) i quali sono stati anche in parte esplorati. L’acqua che si immette nel Coccovello attraverso questi due inghiottitoi, in aggiunta a tutta l’altra che attraverso fessure e fratture delle rocce affluisce al bacino sotterraneo, fuoriesce da alcune sorgenti individuate in mare, a pochi metri dalla costa di Acquafredda. La stessa Grotta del Dragone, il cui ingresso è posizionato a 8 metri sul livello del mare, sempre ad Acquafredda di Maratea, funge da risorgenza nel momento in cui l’acqua non riesce del tutto a defluire dalle sorgenti sottomarine. Colorazioni delle acque effettuate negli scorsi anni sia dal Patricello di Rivello (posto a 10 Km in linea d’aria della costa marateota), sia dalla Piana del Lago (a 3 Km dalla costa), hanno confermato le innumerevoli teorie che danno le sorgenti sottomarine di Acquafredda come punto di scarico del complesso idrogeologico del Monte Coccovello.

Alcune sorgenti localizzate sul versante nord del Monte Coccovello sono certamente da mettere in rapporto all’intero complesso idrogeologico: l’immersione degli strati, a franapoggio verso nord, fa sì che falde più

superficiali vadano ad alimentare queste sorgenti che anche se di piccole dimensioni mantengono un carattere perenne. Altre sorgenti, sempre sullo stesso versante, hanno una periodicità intermittente, legata perciò a periodi in cui è maggiore l’afflusso di acqua piovana. Nel corso di un’esplorazione invernale alla Grotta del Dragone, gli speleologi lucani hanno potuto notare, nel corso di una piena improvvisa, come il livello di acqua aumentava notevolmente con il passare di minuti: tale fenomeno sembra confermare la presenza di ambienti estremamente ampi nel bacino sotterraneo del monte.

Al momento attuale la Grotta del Dragone è stata esplorata per circa 3 chilometri. Il fenomeno è leggermente diverso sulle pendici dei Monti di Trecchina e del Monte Messina: non vi sono per il momento grandi ambienti sotterranei, anche se sono numerose le grotte localizzate ed esplorate in queste zone. Fra queste sicuramente la maggiore è la grotta di Sant’Angelo sul Monte Messina in territorio comunale di Trecchina estesa per poco più di 500 metri. In nessuna delle cavità esplorate è stata riscontrata la presenza di fiumi o di laghi sotterranei se si eccettua un piccolo laghetto (circa 3 metri di diametro) nella Grotta Sant’Angelo.

Le evidenze idrogeologiche e l’assenza di fiumi superficiali fanno ipotizzare la presenza, anche per i Monti di Trecchina, di un bacino di raccolta sotterraneo che alimenta diverse sorgenti posizionate lungo la valle sulla destra idrografica del fiume Noce. Ugual discorso può essere fatto per il Monte Messina; specialmente nel periodo invernale sono numerose le sorgenti che si attivano per far defluire grossi apporti di acqua piovana. Esistono segnalazioni che permettono anche in questo caso di ipotizzare la presenza di un sistema idrico sotterraneo assai esteso. Il Gruppo Geo-Speleo "Valle del Noce" ha in corso la verifica di queste segnalazioni.

In questo contesto geomorfologico vanno ricordate alcune tra le grotte più significative presenti nell’area presa in esame. Il bacino del Coccovello è interessato da evidenze carsiche di indubbia importanza per lo studio della idrogeologia sotterranea del massiccio. In effetti, come già accennato in altra parte di questa relazione, alcuni inghiottitoi consentono l’ingresso all’acqua nel bacino idrogeologico sotterraneo del monte, mentre altre cavità, nei periodi maggiormente piovosi, fungono da emissari e consentono la fuoriuscita dell’acqua in eccesso.

Fra le cavità note vanno menzionati l’Inghiottitoio di Patricello nel comune di Rivello, (cavità conosciuta già nel passato in quanto utilizzata come punto di deflusso delle acque accumulatesi nella omonima dolina) e la Grotta del Dragone, cavità che al momento è conosciuta per circa tre chilometri e nella quale sono ancora in corso le esplorazioni. Attualmente la Grotta del Dragone è la più lunga grotta della Basilicata. Nell’area è presente anche la grotta più profonda della Basilicata, La Festola Grande, nel comune di Trecchina. Si tratta di una cavità generatasi per movimenti tettonici legati alla formazione del Graben di Parrutta, nella Valle del Noce.

La voragine raggiunge la profondità di circa 150 metri ed è costituita da un unico pozzo. La sua genesi, come si diceva, è tettonica ma ha subito nei millenni, una evoluzione legata anche al fenomeno carsico.

Emergenze Idrogeologiche

Gran parte del territorio della Basilicata è costituita da terreni molto aridi, dove lo scorrimento e l’accumulo sotterraneo dell’acqua è molto limitato e ristretto a determinate strutture geologiche. La costruzione di bacini artificiali è servita in diverse aree della Basilicata a sopperire alla carenza di acqua al punto tale che essi vengono utilizzati per irrigare la limitrofa Puglia. Le sorgenti legate ai massicci carsici in esame costituiscono una importantissima risorsa, che riveste una grande rilevanza per lo sviluppo di un’area assai più estesa dei soli territori di cui si propone la tutela. Recentemente Franco Tassi ha posto in evidenza come una fondamentale ricaduta dell’esistenza del Parco Nazionale d’Abruzzo sia costituita dall’alta qualità delle acque che sgorgano da sorgenti anche situate fuori dal perimetro del Parco, ma relative ad aree carsiche situate in zona protetta.

È indubbio che la semplice salvaguardia di queste risorse così pregiate ha un costo economico e sociale ed un impatto ambientale assai inferiori rispetto alla costruzione di bacini artificiali, né ci si può permettere il lusso di guastare irrimediabilmente tali ricchezze naturali. Si tenga presente che gli acquiferi carsici per loro natura hanno un’elevata vulnerabilità agli inquinamenti, in quanto sono caratterizzati da ridotti tempi di permanenza in sotterraneo dell’acqua e da una bassa capacità filtrante da parte dei terreni attraversati.

È pertanto fondamentale che i bacini idrici carsici vengano considerati e tutelati nella loro globalità e non limitatamente alle zone circostanti la sorgente. Le considerazioni geologiche e speleologiche anzidette consentono di identificare e proteggere le singole aree carsiche presenti nell’area in questione.

Da una indagine compiuta dagli speleologi del Gruppo Geo-Speleo "Valle del Noce", risultano presenti oltre 40 sorgenti attive perennemente nella sola area presa in esame, mentre si ha segnalazione di almeno altre 20 sorgenti di troppo pieno, a carattere temporaneo.

Le principali sorgenti sono:

1) la polla Marizza, sorgente sottomarina situata nella baia di Acquafredda (comune di Maratea). Ad essa fa riferimento tutto il sistema del Monte Coccovello - La Serra, con una portata assai elevata ma difficilmente stimabile. L’apporto di acqua dolce è tanto elevato da abbassare in modo sensibile la salinità dell’acqua di mare nella baia di Acquafredda. La sorgente non è attualmente captata ed il rischio maggiore viene dalla discarica situata in località La Colla, proprio in una zona ad elevatissimo assorbimento per la presenza di una faglia importante.

2) Il sistema di sorgenti situate in destra idrografica del fiume Noce, presso la località Parrutta (comune di Trecchina). Esse sgorgano dal massiccio del Monte Crivo - Serra Capellera - Serra Pollino - Serra Murazzi e vengono parzialmente captate per fornire acqua potabile ai comuni di Trecchina e Maratea ed alle prese dell’acquedotto pugliese. Non sono noti rischi importanti in essere per queste sorgenti. Dato il regime di utilizzo, la tutela delle aree carsiche relative è assai importante.

3) il sistema di sorgenti situate in sinistra idrografica del Noce, in prossimità della Centrale Idroelettrica dell’ENEL. Esse afferiscono al massiccio del Monte Messina - Serra San Filippo e non vengono attualmente captate. La struttura del bacino idrologico è ancora assai poco nota, per cui non è possibile determinare se sussistano rischi per la sua integrità.

Emergenze paleontologiche

L’area presa in esame non è estremamente ricca di fossili, ma quanto ritrovato fa desumere che ancora molti studi andrebbero svolti in tal senso. Oltre all’abbondanza di Rudiste, non è difficile ritrovare fossili di bivalvi mesozoici.

Alcuni esemplari di Clypeaster Grandi Flores testimoniano la presenza di Echinoidi di interesse naturalistico non indifferente. Un’area fossilifera è ubicata alle falde del Coccovello sul versante sud del monte a nord della Piana del Lago e della località I Pozzi. Risalendo lungo il Coccovello non è difficile trovare affioramenti di Requenie (Rudiste)

Ancora Rudiste sono presenti, anche abbondantemente, fra gli strati cretacei del Monte Messina e nelle conoidi di accumulo detritico alle falde dei costoni rocciosi non è difficile scorgere eccellenti campioni fossiliferi di Requenie e Megalodonti.

La microfauna fossile è caratterizzata dalla presenza di uno strato ad Orbitoline, fossili dalla caratteristica forma circolare, quasi a somigliare alle lenticchie. Non mancano i fossili più rappresentativi delle ere geologiche mesozoiche.

Altre Emergenze Ambientali

La frequentazione dei massicci carsici circostanti l’abitato di Trecchina da parte degli speleologi impegnati nella ricerca di nuove cavità ha portato anche ad una conoscenza approfondita di aspetti che non hanno un legame diretto con la speleologia, ma sono comunque pertinenti alle discipline ambientali. Alcune di queste conoscenze si riferiscono all’esistenza nell’area in questione di specie finora ritenute assenti e di cui pochi sono ancora al corrente.

L’entità senza dubbio più notevole è la Stella Alpina (Leontopodium), di cui è stata di recente effettuata una determinazione preliminare (ancora da confermare definitivamente).

L’areale della Stella Alpina è costituito dall’arco alpino fino all’Appennino Ligure, oltre ad una presenza sul Gran Sasso e i Monti Sibillini.

Nel caso della notevole diffusione riscontrata nelle zone sommitali del Monte Coccovello, si tratterebbe di una varietà a foglie più grandi e carnose, probabile relitto di epoche più fredde del periodo attuale e sopravvissuta grazie al particolare microclima presente nelle doline.

Altra presenza vegetale di particolare interesse è quella del Sorbo Farinaceo (Sorbus Aria), rinvenuto sempre nella zona sommitale del Monte Coccovello nel corso di una recente visita assieme al Comandante della Stazione di Trecchina del Corpo Forestale dello Stato.

La microfauna speleologica è ben rappresentata da numerose specie di insetti e da abitatori saltuari delle grotte. Fra le specie ipogee va ricordato il Duvalius Caoduroi. che dimora in alcune grotte della Valle del Noce e del Coccovello. Gli studi sono ancora in corso per cui siamo costretti a non rivelare le grotte nelle quali vive. Esponenti della Società Speleologica Italiana e dell’Università degli studi di Roma stanno analizzando gli esemplari catturati nelle grotte lucane e sembra che fra questi ve ne sia qualcuno di notevole interesse scientifico. Tra le farfalle sono state notate con frequenza: la cavolaria (Pieris Brassicae), la Lycaena Phlaeas, la Vanessa Cardui, e solamente sulla cima del Monte Coccovello la Parasemia Plantiginis.

E’ confermata la presenza di una famiglia di Lupi (Canis Lupus), per la quale vi sono diverse segnalazioni sulle pendici del Monte Coccovello da parte di agricoltori, pastori e Guardie Forestali, di esemplari di Lontra (Lutra Lutra) sia nelle zone più selvagge del corso del fiume Noce, sia nei pressi del lago artificiale del Rotale di Rivello, e di una nutrita colonia di Istrici (Hystrix Cristata) di cui si hanno ritrovamenti nella zona del monte Messina. Si fa notare che viene messa in dubbio la presenza di quest’ultima specie in tutta l’area del costituendo Parco Nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese. Per quanto riguarda gli uccelli, si segnala la presenza nell’area del monte Coccovello di esemplari di Poiana (Buteo Buteo) (segnalazione da parte di dilettanti), Falco Pellegrino (Falco Peregrinus) e Nibbio (Milvus), il Picchio Nero ed il Corvo Imperiale.

È infine particolarmente notevole la presenza di diverse specie di chirotteri, alcune delle quali assai poco diffuse. I pipistrelli rinvenuti sia nelle grotte che in superficie nell’intera area del Coccovello sono: Ferro di Cavallo Maggiore e Ferro di Cavallo Minore (famiglia dei Rhinolophidae), Miniottero, Vespertilio di Natterer, Vespertilio Smarginato, Vespertilio Maggiore, Pipistrello Nano, Pipistrello Ambolimbato, Pipistrello di Savi, Serotino Comune, Nottola (tutti appartenenti alla famiglia dei Vespertilinidae).

Tutto ciò mette in evidenza due fattori che gli autori ritengono essenziali a giustificare la proposta di protezione dell’area:

- la presenza di notevoli caratteri di biodiversità;

- l’esistenza di habitat ancora assai poco contaminati in prossimità di zone di altissimo valore turistico.

La Proposta di Delimitazione

Sulla base delle emergenze ambientali sopra esposte, gli autori propongono un intervento per la realizzazione di una zona di protezione delle seguenti aree:

1) Monte Coccovello, da quota 500 fino al pianoro sommitale (comuni di Maratea, Rivello, Trecchina). Le motivazioni per l’inclusione di quest’area sono molteplici e vanno dalla presenza di specie animali e vegetali di primissimo ordine (lupo, stella alpina), alle particolarissime morfologie carsiche, alla presenza di un sistema idrico sotterraneo di grande portata.

2) Area compresa fra il confine con la Regione Campania e le frazioni di S. Costantino e di Rotale (comune di Rivello). Anche in questo caso si suggerisce come limite inferiore l’isoipsa di quota 500. Oltre a garantire una fondamentale continuità geografica con il limitrofo Parco Nazionale del Cilento e con il costituendo Parco Nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese, l’inclusione di quest’area consentirebbe di tutelare l’importante presenza della lontra e di incentivare le attività agro-silvo-pastorali di tipo tradizionale che sussistono nell’area alle quote più basse.

3) La Serra (comune di Maratea). Si tratta di un piccolo massiccio in continuità geologica con il monte Coccovello, che scende con costoni e dirupi verso la baia di Acquafredda e con pendii acclivi verso la conca di Maratea. L’inserimento di questo massiccio è motivato dalla salvaguardia sia del sistema idrico sotterraneo Coccovello-Acquafredda, sia del particolare ambiente selvaggio che determina tanta parte del fascino della costiera marateota. Per quest’ultimo motivo, e data la totale assenza di antropizzazione del versante dirupato sovrastante Acquafredda e prospiciente il mare, è opportuno in questo settore abbassare il limite inferiore del Parco al di sotto del limite generale di 500 metri s.l.m.

4) Massiccio del Monte Crivo - Serra Capellera - Serra Pollino - Serra Murazzi (comuni di Maratea e Trecchina). In questo caso si andrebbero a salvaguardare le risorse idriche che vengono a giorno in valle del Noce, presso le contrade Parrutta e Piano dei Peri, e che alimentano un’ampia fascia del litorale tirrenico. Si tratta di un’area carsica appartenente ad una sequenza geologica diversa da quella del monte Coccovello, che riveste valenze paesaggistiche-geografiche diverse in dipendenza dall’esposizione: severa e dirupata verso Maratea e la frazione Brefaro, diventa assai articolata verso Trecchina, di cui costituisce notevole polmone verde. Da segnalare su questo versante l’emergenza del Santuario della Madonna del Soccorso, situato a quota 1099 sulla sommità della Serra Pollino, e luogo di una notevole devozione popolare. Infine il massiccio si presenta con altissime pareti rocciose verso la valle del Noce, costituendone, assieme alle prospicienti pendici del Monte Messina, tanta parte del fascino selvaggio ed un ottimo terreno per la didattica geologica e dell’evoluzione del territorio. Anche in quest’area viene ritenuto valido il limite inferiore di 500 metri di quota, che va a lambire l’abitato di Trecchina. In valle del Noce è possibile abbassare il limite fino all’innesto con il fondovalle (approssimativamente quota 300, ma si veda anche il punto successivo).

5) Massiccio del Monte Messina - Serra S. Filippo (comuni di Lauria e Trecchina). L’inserimento di quest’area, situata in sinistra idrografica della valle del Noce permetterebbe di tutelare, oltre ad un’importante colonia di istrici, anche un sistema idrico carsico in fase di studio e determinazione, che alimenta a sua volta le copiose risorse idriche della bassa valle del Noce. Al fine di mantenere una continuità con il resto dell’area tutelata, è auspicabile che anche il fondovalle del Noce (approssimativamente da un punto all’altezza dell’abitato di Trecchina fino almeno a sud di Piano dei Peri) venga incluso nelle aree protette, naturalmente con un livello di tutela che tenga conto dell’esistenza di aree urbanizzate e di attività produttive già stabilizzate. Va fatto notare che questa notevolissima gola è stata colonizzata solo in epoca molto recente, con l’apertura della strada di grande comunicazione Lagonegro - Praia a Mare. Ancora nel 1962, come risulta dalla cartografia dell’Istituto Geografico Militare, nessuna strada penetrava nella bassa valle del Noce.

Per quanto riguarda il livello di tutela, si suggeriscono i seguenti criteri:

A) imposizione di un elevato grado di protezione sulle parti sommitali dei massicci, a salvaguardia delle emergenze biologiche e dei paesaggi carsici; ad esempio viene ritenuta assai importante la tutela integrale del Monte Coccovello al di sopra dei 1000 metri di quota;

B) Nelle fasce più basse, definizione di una politica di utilizzazione delle risorse naturali presenti particolarmente attenta alla conservazione e all’incremento delle risorse stesse.

Quindi:

1) controllo rigorosissimo degli scarichi di rifiuti urbani, civili ed industriali, a salvaguardia delle importantissime risorse idriche carsiche, che costituiscono la fondamentale caratteristica dell’ambito sotterraneo relativo all’area in questione;

2) utilizzo accorto delle risorse forestali secondo rigidi criteri di mantenimento delle risorse stesse e di un loro incremento in qualità e in superficie;

3) salvaguardia ed incentivazione delle attività agro-silvo-pastorali di tipo tradizinale;

4) salvaguardia delle strutture dei centri urbani caratteristici presenti nell’area e delle attività culturali tradizionali;

5) incentivazione di forme di turismo eco-sensibile e di didattica ambientale.

Si ritiene che i criteri suesposti siano in ottimo accordo con i dettami del Piano Paesaggistico Territoriale per l’area in questione.

È necessario sottolineare l’esigenza che i criteri di tutela e salvaguardia non vadano a detrimento della normale attività di ricerca speleologica. Sarà perciò opportuno, all’atto della stesura del regolamento dell’area protetta, prevedere la possibilità di concedere motivare deroghe alle norme del regolamento stesso per attività di ricerca speleologica svolte in accordo con il Catasto Regionale delle Grotte e delle Aree Carsiche, sede periferica del Catasto Nazionale delle Grotte d’Italia della Società Speleologica Italiana.

Analogamente è molto opportuno che il Comitato Scientifico del Parco veda l’inclusione di un esperto di speleologia e carsismo nominato su indicazione della Società Speleologica Italiana. 

Conclusioni

La realizzazione di un’area protetta quale quella sopra descritta, permetterebbe di ottenere diversi importanti risultati:

conservazione delle risorse idriche sotterranee e di notevoli emergenze naturalistiche;

realizzazione di un’area protetta adiacente alla conca marateota che, senza creare detrimento alle risorse turistiche già stabilizzate, ne costituirebbe invece un ulteriore elemento di attrattiva;

incentivazione di tipo economico per i comuni dell’interno, legata sia alla riqualificazione delle attività tradizionali, sia a fenomeni di didattica ambientale e di turismo a basso impatto legati alle numerose e diversificate particolarità naturali dell’area;

realizzazione di una sostanziale continuità di aree tutelate fra il Parco del Cilento, il Parco del Pollino, il costituendo Parco Nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese e la ventilata Riserva Marina di Maratea, senza detrimento particolare per le aree turistiche, i centri urbani o le aree agricole.