Il "Cantacronze"
 

Il "Cantacronze" è un pastore vestito con giacca di pelle di agnello con pelliccia rovesciata all'esterno, il cappellaccio e, ai piedi," 'e zampitti", cioè scarpe costituite da una base di cuoio che difende la sola pianta del piede e da corregge che si legano intrecciate alla gambe. Egli ha, inoltre, un aspetto faunesco, anche nel suo modo di muoversi, di sogghignare divertito per quello che si appresta a dire. Accompagna il suo canto con il "cupe-cupe". Il Cantacronze inizia il suo canto con la quartina di saluto identica ogni anno che si rifà ai vecchi canti di questua carnascialeschi, in distici in rima baciata. E' un saluto, un po’ servile e un po' canzonatorio, di introduzione a quello che sta per dire. Un saluto ai muri, agli abitanti del "palazzo", addirittura ai cuscini ed ai materassi ove "si riposa la vostra gentilezza"! Un ossequio tra l'untuoso e l'ironico che ricorda i canti dei menestrelli medievali. Seguono poi le "cronze" vere e proprie. Con quartine in vernacolo, variamente rimate, si comincia a fare il nome, cognome e soprannome dei personaggi presi di mira, con una specie di dialogo con il "cupe-cupe", a volte invitato a parlare proprio dal pastore.

Ecco una versione del 1970, il Cantacronze ne canta quattro:

 

" A l'Avvocato secco como n'ascica

che sfoggio chiù non fa de la ventrescica;

a l'Arceprete che va come nò viento

e co a machena iè nò vero sfollagente;

e lo Dottore presente a tutte l'ore

che cò la spaziale 's'ha fatto le denare;

a Michele Alario e a Peppe a Salenara

che firme solo mettenno sempre "nzinafine";

a don Peppe "o Capo che cò gran passione

da matina a sera nè fa contravenzione!

A Pietro lo Sattore che sta sempre aperto;

o' Collocatore che sta sempre chiuso... ecc. ecc."

 

Lo strumento, in definitiva, diventa il "cattivo" che definisce in maniera salace e sferzante le notizie che il pastore ha appuntato. E così partono le varie sferzate al sindaco, ai consiglieri, a quelli di minoranza, ai transfughi di partito, ai panettieri, ai bottegai, ai baristi, ai pubblici concorsi espletati in periodo preelettorale... e chi più ne ha ne metta.

 

E' importante rilevare come gli organizzatori, che periodicamente si alternano, indipendentemente dalle loro convinzioni politiche, ironizzano e dununziano il personaggio in quanto tale, evitando i personalismi ed i fatti privati ed intimi del cittadino preso a bersaglio. Questo particolare, da non sottovalutare, mantiene viva la tensione del pubblico e fa si che lo spettacolo non trasmodi lasciando addirittura contenti forse anche coloro che sono stati oggetto della satira perché, in fondo, a voler conservare certa celebrità nel proprio paese, non disdice che si parli del personaggio, comunque.

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