storia di trecchina

Preistoria

Sono pochissime le testimonianze preistoriche rinvenute nel territorio comunale di Trecchina: nessuna campagna di scavi ha ricercato siti preistorici. Un campione in selce fu rinvenuto dai soci del Gruppo Geo-Speleo "Valle del Noce" nei pressi della Grotta del Re, sulle pendici del Monte Messina, in località Mancosa. Una punta di lancia che, ormai da anni, è esposta in una delle bacheche della mostra archeologica permanente di Rivello.

E' l'unico campione rinvenuto a Trecchina anche se la conformità morfologica della Valle del Noce e gli studi per la definizione degli ambienti paleogeografici, dal pleistocene in poi, fanno presupporre che lungo la valle, sui bordi di quello che doveva essere l'invaso lacustre, dovevano esserci sicuramente insediamenti umani. Campagne di ricerca mirate porterebbero a sicuri risultati.

*in parte tratto dal libro di Carmine Marotta - Trecchina Oasi della Basilicata

Dal V secolo a.C. circa al 1800

Come racconta lo storico locale Giuseppe Mensitiere, nel suo libro "Trecchina, notizie di storia, costume e arte" , a poca distanza dal confine tra Trecchina e Maratea, lungo la Valle del Noce, in prossimità della località Castrocucco sono stati rinvenuti, dal GGS "Valle del Noce" e consegnati alla Soprintendenza Archeologica della Basilicata (attualmente esposti alla mostra permanente di Rivello), campioni risalenti al V secolo a.C. di chiara fattura greca. E' comunque certa la presenza nella zona della Valle di insediamenti, anche di piccole dimensioni, con pochi abitanti, che facevano capo a quella che poteva essere la cittadina più grande della zona: Blanda, antica città enotria poi lucana e infine romana, che sorgeva sul colle Palecastro di Tortora.
I primi abitanti di Trecchina si stabilirono sul
Castello della Mancosa (anche detto "Trecchinella") dove si trovano resti di mura in pietra. La roccaforte di probabile origine gotica fu distrutta dai Saraceni e ricostruita, nell'attuale centro storico, dai Longobardi di Salerno. A volte è capitato, secondo quanto raccontano gli "avi" del paese che qualche frammento di terracotta è stato rinvenuto nei campi o scavando fondazioni per costruirvi casa. Sempre nella valle altre testimonianze di tale periodo arrivano da Rivello (scavi archeologici in corso) e dai campi di Nemoli dove, come succede a Trecchina anche se in minor misura, arando i campi a volte affiorano pezzetti di terrecotte dipinte di chiara fattura greca (Magna Grecia e quindi V secolo a. C. circa).

E' ipotizzabile che gli abitanti della greca Heraclea Trachinia (o Thrachis) fossero sfuggiti alle orde del re persiano per giungere nella Magna Grecia in cerca di un luogo somigliante a quello che avevano dovuto abbandonare e, risalendo lungo il Noce, lo trovassero e si insediassero su questo territorio nei pressi del passo della Colla che ricordava loro le Termopili (480 a.C.).

Ad essi, successivamente, si unirono gli abitanti della vicina Blanda e forse quelli di Pandosia. Ma poi scesero i Barbari ad impossessarsi di queste terre. Nel periodo medievale e fino al Settecento, Trecchina, come la maggior parte dei paesi, costituì una moneta di scambio alla mercé dei più disparati feudatari. Appartenuta alla contea dei Ruggiero di Lauria, passò alla potente famiglia dei Sanseverino e poi a tanti altri fino ai Vitale di Cava e, infine, a Carmela BonitoVargas y Machuca, principessa di Casapesenna, il cui figlio Tommaso restò ultimo feudatario, fino alle soppressioni delle leggi feudali. Fu sconvolta sovente da terremoti e pestilenze. Tra i secoli XI e XIII vi trovarono rifugio alcuni eretici liguri e piemontesi che sfuggirono alle persecuzioni. Nel 1700 l'antico borgo si espanse per formare l'attuale Piazza del Popolo. L'emigrazione nell'Ottocento costituì una fonte di reddito notevole per Trecchina, perché i cittadini che andarono verso le lontane Americhe non dimenticarono mai il loro paese di origine. Attraverso le rimesse degli emigranti in Brasile, infatti, Trecchina si arricchì dei bei palazzi tardo Liberty. Particolare interesse desta tuttora il dialetto trecchinese che costituisce un'isola glottologica (dialetto galloitalico) ed al cui studio, avviato dal Rholfs, attendono ancora insigni studiosi. Un contributo determinante allo studio del dialetto di Trecchina e del dialetto galloitalico in generale, è rappresentato dall'opera del Maestro Leandro Orrico - "Il Dialetto Trecchinese" - originale dizionario ricco di termini, modi di dire e proverbi dai quali traspare la cultura popolare con i suoi caratteri storici ed etnici.

 *testo di Giuseppe Mensitiere © riproduzione vietata.